101) Scholem. Sulla tradizione.
Quando due passi della Torah paiono in contraddizione fra di loro,
viene chiesto alla tradizione di dare una spiegazione. Questo caso
particolare dimostra che Dio  presente non solo nella parola
rivelata, ma anche nella tradizione stessa.
G. Scholem, I concetti fondamentali dell'ebraismo, traduzione
italiana di M. Bertaggia, Marietti, Genova, 1986, pagine 102-104.

 Disse allora il rabbi: E' dunque possibile che in Dio ci sia il
dubbio? Rispose allora Elia: Questa e quella sono entrambe parole
del Dio vivente.
E' dunque possibile che entrambe le parole siano valide. Ma
laddove l'una vieta ci che l'altra consente, non  possibile che
entrambe le parole siano valide. Alla fine andr presa una
decisione, e di conseguenza una delle due posizioni non avr pi
valore. Ma se noi consideriamo anche queste posizioni contrapposte
come parole del Dio vivente, come potremo ritenere che una
qualsiasi delle sue opere non sia valida? Le argomentazioni dei
rabbini francesi, come si vede, non sono sufficienti a risolvere
questo dilemma, e la mente rimane dunque inquieta. Viceversa, essa
pu trovare pace se risale al fondamento e al mistero invocati a
questo proposito dalla tradizione cabbalistica, di cui fa menzione
il rabbi di Siviglia. Il versetto dell' Ecclesiaste [Qo 12,11]:
Le parole dei saggi sono come pungoli; come chiodi piantati le
raccolte di autori: esse sono date da un solo pastore, viene
interpretato dal trattato Chagigah (f. 3b): Le raccolte di autori
sono i saggi che siedono in assemblea e discutono della Torah. Gli
uni dichiarano qualcosa impuro, gli altri puro; i primi vietano, i
secondi consentono; gli uni dichiarano qualcosa conveniente, gli
altri sconveniente. Qualcuno potrebbe chiedersi: Se le cose stanno
cos, com' possibile allora studiare la Legge? Per questo la
Scrittura prosegue dicendo: tutte le parole sono state date da uno
stesso pastore; a darle  stato un solo Dio, un solo interprete
[Mos] le ha pronunciate per bocca del Signore di ogni opera, Egli
sia benedetto, cos come sta scritto [Es 20,11]: `E Dio pronunci
tutte queste parole'. E voi aprite le vostre orecchie a imbuto e
disponete alla comprensione il vostro cuore, affinch possiate
intendere le parole di coloro che decidono per l'impuro e di
quelli che decidono per il puro, le parole di coloro che
interdicono e le parole di coloro che consentono, le parole di
coloro che dichiarano non conveniente e le parole di coloro che
dichiarano conveniente.
Questo discorso ci attesta che tutte le differenti opinioni e i
differenti punti di vista che si contrappongono reciprocamente,
sono stati dati da un Dio unico ed espressi da un unico
interprete. Tutto ci risulta davvero estraneo all'intelligenza
umana. Per sua costituzione, l'uomo non  in grado di comprendere
tutto questo, se non per l'aiuto che gli viene dalla via di Dio:
quella via su cui risplende la luce della cabbala.
Nella prospettiva dell'ebraismo, dunque, l'autentica tradizione,
cos come ogni processo creativo, non  affatto il prodotto della
sola attivit umana. Essa proviene piuttosto da una causa prima.
Alla tradizione cos intesa si pu allora forse attribuire quanto
ebbe a dire Max Scheler, come riferisce Vgh: L'artista 
soltanto la madre dell'opera, il padre  Dio. La tradizione  una
delle grandi produzioni umane in cui si realizza il rapporto della
vita umana con ci che la fonda. E' il contatto vivente per cui
l'uomo afferra la verit primordiale, ricollegandosi a essa
attraverso tutte le generazioni nel dialogo del dare e del
ricevere.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume V, pagine 179-180.
